Progettazione
Dimensionamento dei nodi, scelta dello storage, rete e ridondanza. Quante macchine servono davvero e come devono essere fatte, prima di comprare l’hardware.
Infrastrutture
Progettiamo, mettiamo in opera e gestiamo cluster Proxmox VE in produzione. Siamo Silver Partner ufficiale.
Una piattaforma di virtualizzazione matura, in sviluppo dal 2008. Fa girare macchine virtuali e container, e gestisce interi cluster con storage condiviso e ripartenza automatica in caso di guasto, da un’unica interfaccia. Ed è open source.
Dimensionamento dei nodi, scelta dello storage, rete e ridondanza. Quante macchine servono davvero e come devono essere fatte, prima di comprare l’hardware.
Installazione e configurazione del cluster, storage distribuito, backup, firewall, alta disponibilità. Consegnato funzionante, non da finire.
Aggiornamenti, monitoraggio, intervento quando qualcosa non va. Con un riferimento che conosce la vostra infrastruttura, non un numero verde.
Passaggio da una versione vecchia di Proxmox VE a quella attuale, anche saltando più release. Pianificato, un nodo alla volta, con la possibilità di fermarsi a metà.
Cluster fermi, aggiornamenti andati male, installazioni ereditate senza documentazione. Interveniamo anche su sistemi messi in piedi da altri.
Componenti e automazioni per casi che Proxmox VE non copre di serie. È così che è nata la suite cv4pve.
Due livelli, dalla prima installazione al cluster in alta disponibilità. In aula, da voi o online, e il programma si adatta a quello che il vostro tecnico sa già.
cv4pve è la suite di strumenti che sviluppiamo per Proxmox VE: snapshot automatici, gestione dei cluster, client VDI, diagnostica, monitoraggio e librerie API per cinque linguaggi. Pubblica dal 2016, la usiamo ogni giorno sui cluster dei nostri clienti.
Sì, e non da poco. Sotto ci sono le stesse tecnologie che reggono buona parte dei datacenter — il kernel Linux e KVM — usate da chi ospita servizi in rete da anni. La differenza rispetto ai prodotti chiusi non è la solidità: è che potete vedere come è fatto e non dipendete da un solo fornitore per farlo funzionare.
Due livelli, e non si escludono. C’è la sottoscrizione ufficiale, che vi mette in contatto con chi sviluppa Proxmox VE. E ci siamo noi, che siamo Silver Partner ufficiali: rispondiamo noi, conosciamo il vostro cluster e interveniamo su quello che avete, non su un caso generico.
Il software è libero e completo: non ci sono funzioni bloccate dietro una licenza, e potete installarlo e usarlo così com’è. La sottoscrizione serve ad avere il canale di aggiornamenti verificato e il supporto di chi lo sviluppa — in produzione la consigliamo — e si paga per socket all’anno, con prezzi pubblici. Nessun costo per macchina virtuale e nessun conteggio dei core.
Quasi sempre sì, ed è uno dei motivi per cui ci si arriva. Proxmox VE non ha una lista di modelli approvati: gira sull’hardware che regge Linux, compresi i server che altri hanno smesso di certificare. Lo verifichiamo prima, e se qualcosa non va lo diciamo. È spesso il punto di partenza di una migrazione da VMware.
Le macchine virtuali che ci giravano ripartono da sole su un altro nodo del cluster, senza che nessuno debba intervenire. Ripartono, non proseguono: il nodo non c’è più, quindi c’è il tempo di un riavvio. Perché funzioni servono almeno tre nodi e uno storage condiviso, ed è la parte che va provata prima di andare in produzione, non il giorno del guasto.
Guardiamo insieme come è messo adesso e cosa conviene fare. Anche solo per un parere.